UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE: PRESENTATI I RISULTATI DELLA QUINTA EDIZIONE DELL’INDAGINE SUL PARCO MACCHINE UTENSILI E SISTEMI DI PRODUZIONE INSTALLATI NELL’INDUSTRIA ITALIANA/ FOCUS TRIVENETO

12.04.2016 -

Vicenza 12 aprile 2016. Il Triveneto, seconda area del paese per numero di macchine utensili e sistemi di produzione installati, con il 17,6% del totale del parco macchine italiano, ha particolarmente sofferto la crisi, come dimostra la riduzione (-20%) subita dal parco macchine installato al 2014 rispetto al 2005. Oltre a ciò, i macchinari ad oggi presenti nelle fabbriche metalmeccaniche nordestine risultano decisamente più vecchi rispetto a dieci anni fa.

Questo, in sintesi, è quanto emerge dai dati relativi all’area del Triveneto proposti dalla ricerca “Il parco macchine utensili e sistemi di produzione dell’industria italiana”, indagine effettuata con cadenza decennale e giunta alla sua quinta edizione. Realizzata da UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione, con il contributo di Ministero dello Sviluppo Economico e ICE, la ricerca è stata illustrata, questo pomeriggio, presso la sede di Confindustria Vicenza.

All’incontro, sono intervenuti: Luigi Galdabini, presidente UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, Giuseppe Zigliotto, presidente Confindustria di Vicenza, Massimo Carboniero, presidente sezione meccanica e metallurgica di Confindustria Vicenza, Lorenzo Primultini, presidente della Primultini, e Stefania Pigozzi, responsabile del Centro Studi UCIMU, che ha illustrato i risultati della ricerca. A moderare l’incontro Federico Nicoletti, giornalista de Il Corriere del Veneto. Santo Romano, dirigente regionale della direzione formazione Regione Veneto ha concluso i lavori.

Sono 305.520 le macchine utensili installate nelle imprese censite dall’indagine. Nel 2005 (anno della precedente rilevazione) erano oltre 340.000 le macchine presenti nelle circa 3.000 imprese considerate. Il campione risulta ridotto rispetto all’edizione precedente a causa del ridimensionamento che la crisi ha imposto all’industria manifatturiera nazionale. Il 75% del totale delle imprese censite presenta almeno una macchina utensile.

Condotto su un campione rappresentativo di oltre 2.500 imprese (con più di 20 addetti), lo studio fornisce il quadro su: età media, grado di automazione/integrazione, composizione e distribuzione (per settore, dimensione di impresa, aree territoriali) del parco macchine utensili e sistemi di produzione dell’industria del paese, al 31 dicembre 2014. 

In questo senso, esso fotografa lo stato dell’industria manifatturiera (metalmeccanica) italiana, proponendo indicazioni in merito al grado di competitività dell’intero sistema economico nazionale. Le unità produttive censite sono pari al 16,1% dell’universo delle imprese del settore e al 22,9% degli addetti impiegati. 

Le aziende nordestine che hanno fornito i propri dati per la realizzazione dell’indagine sono circa 500. 

I RISULTATI DELL’INDAGINE/FOCUS TRIVENETO

1. Il Triveneto, con 53.654 sistemi di produzione installati, pari al 17,6% del parco macchine italiano, risulta la seconda area del paese per numero di macchine utensili presenti negli stabilimenti produttivi. Rispetto al 2005, anno della precedente rilevazione, la quota di macchine presenti nell’area sul totale nazionale è diminuita di due punti percentuali, interrompendo il trend di crescita che la aveva caratterizzata in modo costante dal 1984.

2. Rispetto al 2005, il numero delle macchine utensili installate nell’area è calato del 19,9%, contro il -11% registrato su base nazionale. Solo il Piemonte ha sofferto di più. La diminuzione è da imputare al ridimensionamento del settore metalmeccanico oltre che al calo degli investimenti registrato nell’ultimo quinquennio. 

3. Cresce, di oltre 2 anni, l’età media del parco macchine installato nelle imprese nordestine. Nel 2014, l’età è pari a 12 anni e 9 mesi, di un mese superiore alla media rilevata su base nazionale. Anche nel 2005, l’età del parco installato nell’area era risultata di un mese superiore alla media nazionale.

4. Rispetto al dettaglio relativo all’età dei macchinari installati, il Triveneto presenta lo stesso assetto rilevato su base nazionale: aumenta la quota di macchine utensili con un’età superiore ai 20 anni, risultata pari al 27% del totale installato, contro il 15% del 2005. Parallelamente si dimezza la quota di macchine con età non superiore ai 5 anni, pari al 13% (era il 26% nel 2005). 

5. Il grado di automazione del parco macchine nordestino, rilevato dall’incidenza di sistemi a controllo numerico, risultato pari al 30% del totale installato, è inferiore rispetto alla media nazionale (32%). Lo scarto è attribuibile alla limitata presenza di grandi industrie e, di contro, alla alta concentrazione di imprese appartenenti a settori che non utilizzano sistemi dotati di CNC, primo fra tutti l’automotive. Rispetto alla rilevazione precedente (2005), il grado di automazione delle imprese del Triveneto, così come quello nazionale, è cresciuto in misura molto ridotta: nel 2005 l’incremento era stato del 5%, nel 2014 risulta dell’1%.

6. Nel Triveneto, il 19,6% delle macchine utensili installate è dotato di sistemi di automazione e integrazione. Il dato, di un punto inferiore alla media nazionale (risultata pari a 20,8%), confina però il Nord Est al quinto posto tra le aree del paese dopo: Sud&Isole (primo posto), Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia. Le macchine semplici, prive di qualsiasi tipo di integrazione, rappresentano comunque ancora l’80% del totale (contro il 79% su base nazionale). Nel 2005, anno dell’ultima rilevazione, risultavano essere l’89% del parco installato. 

7. Nel Triveneto la quota di macchine ad asportazione rispetto al totale installato risulta pari al 60%, quella delle macchine a deformazione è pari al 22%, seguono altri sistemi (9%), robot (6%) e le tecnologie non convenzionali* (3%). A confronto con il dato relativo al paese, nel territorio nordestino, la presenza di macchine a asportazione risulta più alta (+3,7 punti percentuali) a scapito delle macchine lavoranti con tecnologia a deformazione (la cui quota sul totale risulta inferiore di 3,3 punti percentuali) e dei robot (2,5 punti percentuali in meno). Anche in questo caso, la differenza rispetto al resto del paese è determinata dalla tipologie di industrie utilizzatrici presenti nell’area.

*laser, laser fibra, waterjet

8. L’area è terza in Italia per livello di densità di macchinari installati: 25,2 macchine ogni 100 addetti. Il dato risulta inferiore alla media nazionale che è pari a 25,8. Ciò è dovuto alla tipologia di imprese per lo più appartenenti ai settori prodotti in metallo e meccanica generale, tipicamente di dimensione medio-piccola.

9. Come nel 2005, anche nel 2014, emerge la correlazione inversa tra presenza di macchine utensili e dimensione dell’unità produttiva: in Italia la maggior parte di macchine utensili si trova nelle piccole imprese (45%), principalmente impegnate nell’attività di produzione. La quota risulta ancora più alta in Triveneto dove il 47% delle macchine è attribuibile alle aziende di piccole dimensioni. Nel 2014, si rileva però, in Italia  come in Triveneto, una diminuzione della quota di macchinari installati nelle piccole imprese in favore delle grandi, sostanzialmente stazionaria rispetto alla precedente rilevazione è, invece, la quota installata nelle medie imprese

10. Il 59% del parco macchine nordestino è installato presso stabilimenti che realizzano prodotti in metallo (fonderie, fucinatura, stampaggio, carpenterie, caldaie, serbatoi, utensili, seconda trasformazione dei metalli, trattamento, rivestimento). Il secondo settore per quantità di macchine installate (23%) è quello dei costruttori di macchinari e materiale meccanico (macchine agricole, macchine utensili per metalli e robot industriali, macchine tessili e per l’abbigliamento, macchine per l’industria alimentare, chimica, della plastica, lavorazione del legno, macchine per le industrie estrattive, edilizie, siderurgiche). Segue quello di produzione di materiale elettrico ed elettronico (8%) e dei mezzi di trasporto (5%) 

ALCUNE CONSIDERAZIONI

“I risultati della ricerca - ha affermato Luigi Galdabini, presidente UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE - dimostrano la rilevanza del Triveneto per il metalmeccanico italiano: il Nord Est risulta la seconda area del paese per numero di macchine installate. Nonostante ciò appare comunque molto “indebolito” rispetto al passato. La crisi degli ultimi anni ha infatti determinato la riduzione di circa il 20% del totale dei macchinari che erano presenti, al 2005, nelle aziende del territorio, erodendo in parte la competitività dell’area”.  

“In particolare, ciò che appare allarmante è che in Triveneto, come nel resto del paese, un terzo del parco macchine di produzione abbia oltre venti anni. A peggiorare il quadro è poi il fatto che, nell’ultimo decennio, si sia dimezzata la quota di macchine con un’età inferiore ai 5 anni”.

“L’invecchiamento dei mezzi di produzione installati nelle imprese, diretta conseguenza del blocco degli investimenti in macchine utensili robot e automazione che si è interrotto solo nel 2014, è evidente così come è evidente che l’incremento del livello di automazione/integrazione degli impianti cresca a ritmo troppo lento”. 

“Questi fattori mettono a dura prova la competitività del sistema industriale nordestino e italiano, che rischia inesorabilmente di arretrare anche perché, nel frattempo le industrie dei paesi emergenti si stanno dotando di sistemi e tecnologie di ultima generazione”.

D’altra parte, la ripresa del consumo di macchine utensili in Italia, registrata a partire dal 2014 e proseguita per tutto il 2015, è certamente una buona notizia poiché, riduce, anche se soltanto in parte, gli effetti derivanti dal blocco degli investimenti in sistemi di produzione. Essa dimostra che il manifatturiero del paese può tornare a operare sui livelli pre-crisi anche grazie al supporto garantito da strumenti di politica industriale messi in atto dalle autorità di governo. Oltre alla Nuova Legge Sabatini che permette il finanziamento a tassi agevolati degli acquisti in macchinari e, dal marzo 2016, può essere concessa anche a fronte di finanziamenti erogati dalle banche e dalle società di leasing con canali di stanziamento differenti dalla Cassa Depositi e Prestiti, è esempio di ciò il provvedimento del Superammortamento, che permette l’ammortamento del 140% del valore del bene acquisito. 

“Pur riconoscendo la validità di queste misure congiunturali - ha affermato il presidente UCIMU - occorre prevedere interventi strutturali volti a stimolare e sostenere il ricambio dei sistemi di produzione nelle imprese italiane, unica via per assicurare prospero futuro alla manifattura del paese”.

Penso alla liberalizzazione delle quote di ammortamento, attraverso cui il macchinario acquistato può essere ammortizzato in tempi più brevi. La misura oltre a incentivare nuovi acquisti, di fatto, non presenta costi a carico dello Stato che vedrebbe soltanto traslata nel tempo l’entrata di cassa. In ogni caso, se ciò non fosse possibile occorre prevedere l’aggiornamento dei coefficienti di ammortamento fermi ancora al 1988.

Ma - ha concluso Luigi Galdabini - la modalità più adeguata per contrastare l’inesorabile invecchiamento delle macchine utensili presenti negli stabilimenti produttivi del paese è l’adozione di una misura che favorisca l’aggiornamento del parco macchine installato. Funzionale all’obiettivo è l’introduzione di un sistema di incentivi alla sostituzione volontaria dei macchinari obsoleti con nuove tecnologie progettate e realizzate secondo le nuove esigenze di produttività, risparmio energetico e rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro previste dall’Ue, assicurando così adeguato livello di competitività al made in Italy. 

Vicenza, 12 aprile 2016

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