L'export italiano 2017

Nel 2017, le esportazioni italiane di sole macchine utensili sono salite, del 3,4%, a 3.165 milioni di euro. L’andamento trimestrale è stato positivo per tutto l’anno. Dopo un aumento moderato nei primi due trimestri (+2,7% e +2,6%), il terzo trimestre ha registrato un picco (+9,3%) a cui è seguita, nell’ultima parte dell’anno, una sostanziale  stabilità delle vendite (solo +0,1%).


Nel 2017, le quote italiane nei principali mercati mondiali sono generalmente calate, ciò è dovuto al fatto che la crescita del nostro export è stata inferiore all’incremento del consumo mondiale.

In Cina, la quota italiana sul totale venduto si è attestata a 1,3%, lo stesso livello del 2016.

Negli Stati Uniti i costruttori italiani hanno soddisfatto il 4,7% della domanda, perdendo quasi un punto rispetto all’anno precedente. È diminuita dello 0,7% la quota italiana sul mercato tedesco, risultata pari al 5,7% del consumo locale.

Di contro, i costruttori italiani hanno guadagnato spazio in Brasile, dove hanno coperto il 5,8% del mercato, con un incremento di oltre un punto. In India le macchine italiane sono arrivate a soddisfare solo il 2,7% della domanda, perdendo quindi 1,3 punti rispetto al 2016.

Sul mercato russo, una volta tradizionale sbocco per le nostre esportazioni, la quota italiana è rimasta stabile al 6,4%.

L’analisi condotta sulla distribuzione geografica delle esportazioni italiane nell’ultimo decennio evidenzia come, a fronte del continuo mutamento dello scenario mondiale, il made by Italians abbia saputo rispondere alle esigenze dei clienti penetrando di volta in volta nelle aree più attive dello scacchiere internazionale.

L’Unione Europea resta la prima area di destinazione delle vendite italiane ma la quota di export assorbita dall’area si è ridotta, passando dal 48,7% del 2008, al 45,9% del 2017. Perde peso anche l’Europa al di fuori della UE, dal 12,2% all’8,9%.

Nel periodo considerato, è stata rilevata una forte ripresa della quota dell’America settentrionale, che dal 9,5% del 2008, ha acquisito, nel 2017, il 15,4% del totale esportato dai costruttori, risultato reso possibile dalla crescita dell’attività manifatturiera nei paesi dell’area.

È aumentata, in modo meno marcato, la quota di export destinata all’Asia, passata dal 19,8% del 2008, al 22,8%; in calo, invece, la quota assorbita dall’America del Sud, passata dal 5,2% del 2008, al 2,3% del 2017. Stabile il peso dell’Africa (al 3,4%).

Nel 2017, l’export in Unione Europea è aumentato, del 2,4%, a 1.451 milioni di euro. Come nel 2016, primo mercato comunitario, e mondiale, è stata la Germania (343 milioni, -9,1%), seguita da Francia (213 milioni, -5,1%), Polonia (162 milioni, +17,8%), Spagna (134 milioni, +15,3%) e Regno Unito (77 milioni -6,1%) che ha registrano un nuovo calo dopo la pessima performance dell’anno scorso.

Hanno messo a segno un deciso incremento le vendite nel resto del continente europeo, +10,3%, per un valore di 282 milioni. Nel dettaglio, l’export è cresciuto in Russia (89 milioni, +16,8%), è rimasto invariato in Turchia (87,5 milioni, -0,2%), è calato in Svizzera (55,2 milioni, -4%).

Le vendite in America Settentrionale sono diminuite, del 2,9%, a 487 milioni. Nel 2017, gli Stati Uniti sono stati il terzo mercato di sbocco dell’offerta italiana di settore, con 318 milioni (-9,8%); le esportazioni di made by Italians sono calate anche in Canada (47,7 milioni, -5,1%). In decisa controtendenza il risultato in Messico: +22,6% per 122 milioni.

In calo anche le vendite in America del Sud, che ha ridotto gli acquisti dall’Italia del 5,1%, per un valore di 72,9 milioni di euro. Protagonista negativa, nel 2017, è stata l’Argentina, che ha importato macchine utensili italiane per 13,8 milioni (-25,7%). In crescita l’export diretto in Brasile (40,3 milioni, +11,2%), Colombia (4 milioni, +77,1%), Ecuador (3,1 milioni, +63,1%).

L’export in Asia, secondo mercato di sbocco del made by Italians, è aumentato, del 6,7%, a 721 milioni.

Del totale esportato nell’area, la parte più consistente è stata destinata all’Asia Orientale, che ha acquistato macchine utensili italiane per 437 milioni di euro, l’8,2% in più rispetto al 2016. Nel dettaglio, sono tornate a crescere le vendite in Cina (+8,2%, 342 milioni), Giappone (+71,1%, 28,9 milioni), Taiwan (+15,6%, 21,7 milioni). Al contrario, sono diminuite le consegne in Corea del Sud (-18,1%, per 33,7 milioni).

In Asia meridionale le esportazioni sono diminuite, del 19,8%, a 63,7 milioni di euro; il calo registrato nell’area è stato determinato dalla negativa performance delle vendite in India (-23,1%), scese a 53,9 milioni. Prosegue la crescita delle vendite nell’area ASEAN, che hanno guadagnato il 24%, raggiungendo il valore di 108 milioni. Al primo posto la Malesia (31,7 milioni, +5,6%), seguita da Vietnam (21 milioni, + 672,5%) e Indonesia (19,3 milioni, +130%).

Il Medio Oriente ha incrementato gli acquisti di macchine utensili italiane, del 6,3%, a 112 milioni. Sono cresciute le esportazioni negli Emirati Arabi Uniti (+4,8%, 26,1 milioni), in Israele (+23%, 23,8 milioni) e in Iran (+89,5%, 13,2 milioni). Stazionarie le consegne in Arabia Saudita (-0,8%, 23,8 milioni). Sono cresciute anche le vendite in Oceania (+24,1%), attestatesi a 42,1milioni.

L’export diretto in Africa è aumentato, del 7%, a 109 milioni: ha fatto da traino il buon andamento delle vendite in Algeria (41,8 milioni, +8%), Sud Africa (15,4 milioni, +20,8%) e Marocco (12,9 milioni, +27,4%); è stato negativo, invece, il dato dell’Egitto (-19,8%).

L’analisi dell’export deve tener conto della situazione creata dalla moneta unica: le vendite ai paesi dell’area dell’euro sono un dato statistico intermedio tra esportazioni vere e proprie e consegne sul mercato domestico. In questo senso, la produzione italiana 2017 ha trovato come sbocco, per il 42% le consegne interne, per il 18% le vendite verso i paesi euro e per il 40% le esportazioni al di fuori dell’area euro.