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Nel 2009, la produzione mondiale di macchine utensili è crollata a 39.650 milioni di euro.
Alla composizione del valore totale hanno contribuito, per il 50,2%, l’Asia, per il 42,7%, l’Europa, per il 6,9%, le Americhe. A inizio decennio, la produzione asiatica valeva il 39,4%, quella europea il 46,6%, quella americana il 13,7%.
Il consumo, nel 2009, è calato del 26,3%, attestandosi a circa 36.200 milioni.
Il mercato asiatico ha assorbito il 54,7% del totale mondiale, quello europeo il 31%, quello delle Americhe il 13,8%.
Rispetto al 2000, il consumo asiatico è quasi raddoppiato, a danno di quelli europeo (era il 41,7%) e americano (era pari a quello dell’Asia).
Fortemente negativo il risultato attribuibile al commercio mondiale, in ragione del -36,7% delle esportazioni e del -37% delle importazioni dei ventotto paesi di cui sono disponibili dati.
I PAESI LEADER
La Cina, la cui produzione è cresciuta, del 14,5%, a 10.870 milioni di euro, ha conquistato il primato mondiale tra i costruttori.
Il gigante asiatico ha, d’altra parte, ribadito la propria leadership in termini di consumo, in virtù dell’incremento della domanda a oltre 14.000 milioni (+6,4%).
Il 30% delle macchine utensili richieste dal mercato è stato acquistato all’estero, per un valore di 4.200 milioni, che, nonostante il calo del 18,5%, ha confermato la Cina primo importatore mondiale.
La contrazione delle esportazioni, ridottesi, del 29,1%, a poco più di 1.000 milioni, non ha fatto perdere all’industria cinese il sesto posto della relativa graduatoria.
La produzione tedesca è scesa, del 30%, a 7.500 milioni.
Hanno retto all’impatto della crisi le vendite all’estero (-26,1%), attestatesi poco sotto i 5.200 milioni, in virtù dei quali, la Germania ha conservato la leadership tra gli esportatori; la propensione all’export è risultata pari al 69,1%.
Il forte calo della domanda interna, diminuita, del 41,2%, a 3.900 milioni circa, è all’origine del crollo degli acquisti dall’estero (1.600 milioni, -46%).
La produzione giapponese si è ridotta, del 46,4%, a poco più di 5.100 milioni, terzo valore mondiale.
In forte calo le vendite all’estero (-54,9%), che non sono andate oltre i 3.100 milioni (59,5% della produzione), record negativo del decennio; nonostante ciò, il Giappone ha conservato il secondo posto della graduatoria internazionale.
Meno marcata la flessione (-27,6%) del consumo: attestandosi sopra i 2.400 milioni, la domanda giapponese ha scalzato quella italiana dal terzo posto della graduatoria mondiale. Per altro, soltanto il 13,3% della domanda nipponica è stata soddisfatta dalla produzione estera.
L’industria italiana si è confermata quarta potenza mondiale per produzione (3.770 milioni) e terza per esportazioni (2.400 milioni).
In termini di consumo, il mercato italiano, la cui domanda si è ridotta a 2.000 milioni, si è attestato al quinto posto.
La Corea del Sud, la cui produzione è diminuita, del 35,2%, a 1.930 milioni, è salita al quinto posto tra i costruttori di macchine utensili. Le esportazioni sono calate, del 32,4%, a soli 880 milioni.
In flessione (-27,6%) anche la domanda interna, attestatasi a 1.900 milioni: il 44% è stato soddisfatto da importazioni.
Taiwan, la cui produzione è calata, del 46,7%, a 1.750 milioni, è scesa al sesto posto della graduatoria mondiale.
Ha, invece, conservato la quarta posizione tra gli esportatori, nonostante le vendite all’estero siano crollate a 1.400 milioni (-44,6%).
La domanda interna è diminuita, del 48,2%, a 610 milioni.
L’industria statunitense, la cui produzione è diminuita, del 37,1%, a meno di 1.700 milioni, non è andata oltre la settima piazza della classifica dei costruttori.
Nella graduatoria dei consumatori, gli USA hanno mantenuto il quarto posto, anche se la domanda è calata, del 48,1%, a 2.440 milioni.
Le importazioni, che hanno soddisfatto il 67% del consumo, si sono dimezzate: il valore degli acquisti all’estero (1.640 milioni) è risultato, tuttavia, inferiore soltanto a quello dell’import cinese.
Le esportazioni, scese, del 31,6%, a 880 milioni, hanno confermato gli USA al settimo posto della graduatoria internazionale.
La Svizzera si è confermata ottavo paese costruttore, in ragione di una produzione attestatasi oltre i 1.500 milioni (-45%).
Le esportazioni, che hanno originato l’87% della produzione, hanno superato i 1.300 milioni (-41,9%), confermando i costruttori elvetici al quinto posto della graduatoria internazionale.
GLI ALTRI PAESI
In Spagna, la produzione di macchine utensili è diminuita, del 33,8%, a 700 milioni di euro, originati, per il 77%, dalle esportazioni (-26,6%).
Il Brasile ha mantenuto il decimo posto della graduatoria mondiale, in virtù di una produzione risultata pari a 634 milioni (-27,6%); il consumo è calato, del 25,4%, a 1.200 milioni (settimo valore mondiale).
Significativa la domanda espressa da India (840 milioni, ottavo mercato mondiale), Francia (820 milioni) e Messico (730 milioni).
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