|
Le esportazioni italiane di (sole) macchine utensili sono diminuite, del 25,2%, a 2.399 milioni di euro. La flessione, che, in termini percentuali, non ha riscontro da almeno vent’anni, ha ridotto le vendite all’estero al valore più basso a far data 2005.
L’andamento trimestrale fotografa la caduta libera dell’export, sceso del 16,8% nel primo trimestre, del 24,2% nel secondo, del 30% nel terzo; a fronte di questi dati, il -27,9% del quarto trimestre può essere considerato segnale di allentamento della flessione.
Le vendite all’estero di macchine utensili operanti con tecnologie non convenzionali (laser, elettroerosione) si sono attestate a 123 milioni (-40%); quelle di macchine a asportazione a 1.231 milioni (-16,9%); quelle di macchine a deformazione a 1.045 milioni (-31,2%).
I principali sbocchi esteri della produzione italiana sono risultati Germania (14,1% del totale), Cina (14%), USA (8,7%), Francia (6,3%) e Russia (4%).
La quota di vendite italiane sul consumo dei mercati di sbocco, risultata particolarmente significativa in Spagna (18,5%) e in Francia (18,4%), è cresciuta in Germania (da 5,4% di inizio decennio a 8,6% nel 2009) e negli USA (da 2,8% a 8,6%).
Interessante, anche se ancora contenuto in termini assoluti, l’incremento della quota di vendite italiane sul mercato cinese: da 1,4% nel 2000 a 2,4% nel 2009.
L’export in Unione Europea, che ha coperto il 41,8% del totale venduto all’estero, è calato, del 35,2%, a 1.004 milioni: -27,5% in Germania (337 milioni), -24,2% in Francia (151 milioni), -55% in Spagna (72,3 milioni), -38,6% in Polonia (72,2 milioni), -46,3% in Austria (44,1 milioni).
Le vendite nell’Europa extra UE si sono contratte, del 37,3%, a 253 milioni: -42,1% in Russia (95,8 milioni), -20,2% in Svizzera (54,1 milioni), -29,8% in Turchia (49,3 milioni).
L’export in Africa è calato, del 22,4%, a 85,4 milioni, originati, per il 70%, dalla domanda dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
Le esportazioni nei paesi NAFTA sono diminuite, del 18,7%, a 248 milioni: -10,2% negli USA (210 milioni), -54,8% in Messico (23,6 milioni), -23,5% in Canada (14,4 milioni).
Negativo l’andamento (-24,6%) dell’export in America Centromeridionale (125,7 milioni), trascinato al ribasso da quello in Brasile (80,5 milioni, -28,5%).
Unica area in cui, nel 2009, le vendite di macchine utensili italiane sono cresciute è l’Asia (658 milioni, +3,6%). Il risultato in controtendenza è stato determinato dall’incremento dell’export in Asia Orientale (406 milioni, +23,7%): +27,9% in Cina (335 milioni) e +23,1% in Corea del Sud (44,4 milioni). Nell’area, sono diminuite solo le vendite in Giappone (15,1 milioni, -13,1%).
In Medio Oriente, la diffusione del made by Italians è calata, del 3,8%, a 137 milioni; i principali sbocchi sono risultati Iran (38,1 milioni, +215%), Emirati Arabi Uniti (33,6 milioni, -25,4%) e Arabia Saudita (19,1 milioni, -52,1%).
In flessione le esportazioni in India (75,2 milioni, -33,6%) e quelle dirette nel Sud Est asiatico (32,9 milioni, -28,3%).
Il rapporto tra esportazioni e produzione è salito fino a sfiorare il 64% (quasi 4 punti più che nel 2008), in ragione della minore flessione dell’export rispetto a quella delle vendite sul mercato italiano, la cui debolezza è stata scontata, in primo luogo, dagli importatori, che hanno visto calare di quasi 9 punti la propria quota (31,9%). L’analisi dell’export italiano non può, d’altra parte, non tener conto che le vendite nei paesi dell’area dell’euro (il maggiore mercato al mondo, nel settore) si propongono come dato statistico mediano tra esportazioni vere e proprie e vendite sul mercato interno.
In questo senso, la produzione italiana 2009 si è tradotta, per il 36% in consegne interne, per il 21% in vendite verso i paesi euro, per il 43% in esportazioni verso altri paesi.
|