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Le caratteristiche strutturali dell’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione sono analoghe a quelle del sistema produttivo nazionale: imprese di ridotta dimensione, forte propensione all’export, elevata qualità dell’offerta.
LA MACCHINA UTENSILE
Secondo l’indagine condotta da UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, nel 2008 (cui sono riferiti i dati più recenti), il 67,4% delle imprese costruttrici di macchine utensili ha fatturato meno di 12,5 milioni di euro, il 78% ha occupato meno di 100 addetti.
Sono state, però, le imprese più strutturate a fornire il maggior apporto a produzione e esportazioni: quelle con più di 100 dipendenti, che hanno rappresentato soltanto il 22% delle unità operanti in Italia, hanno prodotto il 67,1% e esportato il 69,6% del totale.
Analogamente, le imprese che hanno fatturato più di 25 milioni (il 19,1% del numero complessivo) hanno realizzato il 64% della produzione e coperto il 67,1% delle esportazioni italiane di macchine utensili.
Il fatturato per addetto è risultato compreso tra i 173.600 euro delle piccole imprese e i 195.000 di quelle di maggiori dimensioni, che, evidentemente, hanno scelto di esternalizzare un più ampio numero di fasi di lavorazione, concentrandosi sulle attività più strategiche (progettazione, assemblaggio, vendita e servizio post-vendita).
La distribuzione geografica del settore è risultata coerente con quella del sistema produttivo italiano, a conferma che, per le imprese costruttrici di macchine utensili, è necessario essere attigue a quelle clienti e fornitrici: la maggior parte delle unità produttive del settore si trova in Lombardia (48,2%), Triveneto (17%), Emilia Romagna (14,2%) e Piemonte (13,5%).
Alla composizione del fatturato totale la Lombardia ha contribuito per il 40,8%, il Triveneto, come il Piemonte, per il 21,1%. Le imprese dell’Emilia Romagna vantano la più alta propensione all’export (66,9%, a fronte del 59,9% che costituisce la media di settore).
Principale utilizzatore di macchine utensili è risultata l’industria dei prodotti in metallo (35,9%), impegnata in produzione e prima trasformazione dei metalli, lavorazioni contoterzi, realizzazione di elementi da costruzione e prodotti diversi dai macchinari, seguita da quella automobilistica (25,1%).
LA ROBOTICA
Nel settore della robotica, all’aumento delle unità produttive di dimensione ridotta (fatturato inferiore ai 2,5 milioni di euro) ha fatto riscontro, nel 2008, la diminuzione di quelle di media dimensione (fatturato compreso tra i 2,5 e i 5 milioni); è rimasto stabile il numero di grandi imprese (fatturato superiore ai 5 milioni), che ormai rappresentano il 69,6% del totale.
Il fatturato medio per addetto è aumentato, da 351.000, a 354.000 euro, in ragione di apporti diversificati per classi dimensionali: diminuito, da 272.000 a 216.500, il fatturato per addetto delle piccole imprese; cresciuto, da 236.600 a 408.800, quello delle medie imprese; stabile (intorno ai 356.000) quello delle grandi imprese.
Le regioni che ospitano il maggior numero di imprese produttrici di robot sono quelle più industrializzate, in ragione della stretta relazione che lega produttore e utilizzatore.
La regione a più alta densità di produttori di robot è la Lombardia, dove opera il 42,9% delle imprese. È il Piemonte, però, a aver registrato la maggior percentuale di fatturato (68,8%) e di addetti (67,3%).
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